LA CHIRURGIA PER IL MELANOMA

L’intervento chirurgico per l’asportazione del melanoma è il trattamento standard per questo tipo di tumore. Il chirurgo deve asportare non solo il neo, ma anche un piccolo margine di tessuto sano circostante allo scopo di ridurre la probabilità che vengano lasciate in sede eventuali cellule tumorali. Qualora l’esame istologico confermi la presenza del melanoma, il chirurgo esegue un secondo intervento, durante il quale asporta un’area di tessuto che sarà tanto più ampia quanto maggiore risulta lo spessore del tumore.

Inoltre il chirurgo asporterà il cosiddetto linfonodo sentinella. Il linfonodo sentinella è il primo linfonodo nel quale confluisce, attraverso i vasi linfatici, la linfa direttamente dal tumore, e pertanto è, in assoluto, il primo linfonodo che può essere interessato dalle cellule tumorali staccatesi dal melanoma. Se le cellule tumorali sono presenti nel linfonodo sentinella, è probabile che la malattia si estenda anche agli altri linfonodi dello stesso distretto; se nel linfonodo sentinella non sono presenti cellule tumorali, è molto probabile che queste non si siano diffuse agli altri linfonodi. Il linfonodo sentinella s’individua con un esame che consiste nella somministrazione, mediante iniezione intradermica, di una sostanza tracciante debolmente radioattiva.

Seguendo i vasi linfatici, il tracciante arriva al linfonodo sentinella, che viene visualizzato da un apparecchio e indicato, quindi, sulla cute con un pennarello. Il chirurgo asporta pertanto il linfonodo sentinella e lo invia al laboratorio per l’esame istologico. Solamente nel caso in cui l’esame istologico confermi la presenza di cellule tumorali, il chirurgo procede all’asportazione dell’intera catena dei linfonodi regionali. In caso contrario il paziente è invitato a sottoporsi a controlli periodici.

La chirurgia è un trattamento efficace anche in presenza di metastasi linfonodali.

Da segnalare l’Elettrochemioterapia che è una tecnica chirurgico-oncologica utilizzata per il trattamento delle lesioni cutanee e sottocutanee che interessano una regione specifica del corpo (arti, tronco, etc.). Questa metodica terapeutica è in grado di ridurne le dimensioni delle lesioni e frenare l’eventuale sanguinamento. Si esegue in anestesia locale e consiste nel rendere le cellule di melanoma permeabili ad un chemioterapico, la bleomicina che viene iniettato circa 10 minuti prima del trattamento, attraverso degli aghi che vengono inseriti nel nodulo ed emettono una scarica elettrica direttamente nel tessuto.

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QUALI SONO GLI EFFETTI COLLATERALI?

Gli effetti collaterali della chirurgia dipendono principalmente dalle dimensioni e dalla localizzazione del melanoma, come anche dall’estensione dell’intervento. La durata della convalescenza varia da soggetto a soggetto.

Il dolore dopo l’intervento può essere controllato con la somministrazione di farmaci.

Per evitare che la cicatrice sia troppo estesa, il chirurgo asporta solo la quantità di tessuto indispensabile, senza, però, accrescere le probabilità di recidiva. In generale, la cicatrice conseguente all’asportazione di un melanoma in stadio iniziale è piccola (3-4 cm) e tende ad attenuarsi col tempo.

Se, invece, il melanoma è esteso, il chirurgo deve asportare un’area più vasta di cute circostante e di tessuto (compreso il muscolo). Un innesto cutaneo può ridurre la cicatrice che comunque rimane evidente.

L’asportazione chirurgica dei linfonodi ascellari o inguinali può danneggiare il sistema linfatico, rallentando l’afflusso di linfa al braccio o alla gamba. Per questo motivo la linfa si accumula e può causare un linfedema. In tali casi, viene proposto un preciso programma terapico, per ridurre l’edema e migliorare i disturbi funzionali che sono eventualmente insorti.

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